Angelo Tripodi


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Silvia Baraldini

Comunicati stampa

All'indomani dell'intervento di Silvia Baraldini a Latina, sento di voler fare un commento che delinei le linee principali dei contenuti in tale sede espressi.
L'introduzione del consigliere De Marchis evidenzia la personalità di una donna, per usare le sue parole, in cerca di "normalità". Effettivamente egli inquadra esattamente l'essenza di questa persona che anche a me appare in questo modo.
Dalle parole, a volte incerte a causa di un discorso non preparato ed in gran parte svoltosi a braccio, la Baraldini si manifesta come una donna attivamente impegnata nella politica di orientamento sinistrorso le cui azioni sono state coerentemente volte alla lotta di classe ma, in particolar modo, al riconoscimento dei diritti umani e sociali delle persone di colore negli USA.
È il caso di rilevare che la stessa Baraldini ammette le proprie responsabilità circa i fatti che le sono stati imputati e per cui fu condannata; certo, è necessario inquadrare tutto in un contesto storico in cui la lotta armata veniva considerata uno strumento necessario per combattere le presunte aggressioni subite dai cittadini da parte dell'organizzazione sociale ufficiale dello Stato.
Tutto questo si dimostra in aperto contrasto sia con il pensiero dei suoi sostenitori, molti in Italia ma pochi presenti in sala a Latina, nonché con la "nuova" strada intrapresa dalla Baraldini. Infatti, ella oggi sceglie di collaborare con l'ARCI di Roma che, tra le varie forme di associazionismo, si occupa di "pace".
Ora, vorremmo sapere se la Baraldini rinnega il suo passato violento o se, opportunisticamente, si schiera per un movimento di largo consenso popolare che attraversa trasversalmente tutti gli schieramenti politici.
Certo il suo appoggio, durante la detenzione in Italia, ai No-Global, di Agnoletto prima e di Casarini poi, delinea un pensiero che è sempre rivolto alla lotta violenta in contrapposizione a quella non violenta. D'altronde, anche negli USA la Baraldini scelse di schierarsi con il BLA (Black Liberation "Army") distaccandosi del movimento più moderato del Black Panther Party, che vide in Martin Luther King il suo leader maggiormente rappresentativo.
Oggi ci troviamo di fronte una persona piena di contraddizioni che, in risposta ad una domanda del pubblico che alludeva a presunti maltrattamenti subiti in carcere, confessa di essere stata rispettata dalle guardie penitenziarie americane e di aver potuto, per 10 anni, associarsi con le altre detenute al fine di promuovere campagne informative circa la diffusione del virus dell'AIDS nelle carceri.
Queste affermazioni smentiscono, in modo plateale, tutte le idee portate avanti dai sostenitori di un certo tipo di sinistra che vogliono collocare gli USA tra gli stati maggiormente anti-democratici in cui la pratica della repressione politica è attuata attraverso un sistema carcerario che arriva addirittura alla tortura dei prigionieri (autodefiniti "politici").
Nasce spontanea la domanda del perché alcuni sostenitori di sinistra scelgano la Baraldini come esempio di questa "anti-americanità".
Sono in molti, tra i presenti, il Presidente dell'ARCI di Latina, l'esponente del PRC Rita Ricci, ma anche altri tra il pubblico, a leggere la vicenda delle Baraldini come la persecuzione di un reato politico, del solo fatto dell'associazionismo politico di sinistra, rilevando una presunta sproporzione tra le colpe e la condanna a 43 anni.
La Ricci afferma che tutto è inquadrabile in una cultura giuridica statunitense mafiosa che si spinge sino all'incostituzionalità (per l'Italia) dell'accordo sul trasferimento della Baraldini. È d'uopo ricordare che tale accordo, che si basò sulla Convenzione di Strasburgo sul "Trasferimento dei detenuti", fu riconosciuto valido dalla nostra Corte Costituzionale e che prevedeva, così come sancito dalla citata convenzione, l'applicazione delle misure detentive previste dallo Stato di esecuzione (ovvero quello in cui fu emessa la sentenza di condanna). E, invece, in barba agli accordi, grazie ad un Governo compiacente, questi vengono disattesi e, nonostante in essi fu previsto già un sensibile sconto della pena, la Baraldini torna libera, grazie all'indulto, anziché a Luglio 2008 a Settembre 2006.
La Baraldini, che ammette di aver preso parte all'organizzazione ed esecuzione di piani di rapina ai danni di furgoni portavalori in cui, in uno di essi, morirono ben tre persone (una guardia giurata e due agenti di polizia) nonché alla liberazione della detenuta Assata Shakur, alias Joanne Chesimard, colpevole di aver preso parte ad una sparatoria e di aver materialmente fatto fuoco contro due agenti della polizia di stato americana uno dei quali morì in quell'occasione.
Ora, come possano affermare il Presidente dell'ARCI di Latina e la signora Ricci che la Baraldini fu condannata solo per reati politici questo è un vero mistero. Non è un mistero, ed è la stessa Baraldini che lo ammette, che in Italia il caso non è stato compreso e, aggiungo io, strumentalizzato per additare gli USA come i colpevoli dei mali del mondo.
La Baraldini crede profondamente nei valori liberali degli USA e, probabilmente, non ha alcun interesse ad essere anti-americana.
Un'ultima considerazione, che è più una domanda, la voglio rivolgere proprio alla signora Ricci, prima, ed al Presidente dell'ARCI di Latina, poi: perché il caso Baraldini dovrebbe essere definito come una detenzione politica e quelli relativi alle detenzioni nei Laogai cinesi, in cui i dissidenti politici lavorano come schiavi, no?



(Consigliere Comunale di AN)
Orlando Angelo Tripodi






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